Artribune e SEP

Artribune scrive di SEP t-shirt, la più importante rivista di Arte e Cultura in Italia racconta attraverso le parole di Giulia Ronchi l'avventura della nostra piccola impresa.
La vocazione al Made in Italy, l'operare nel mondo della Cultura e dell'Arte attraverso un prodotto basico come una t-shirt ma mentendo il più possibile alto il livello qualitativo e creativo.
La nostra idea di qualità e di cosa significhi vestire e vestirsi di idee.
Per noi è davvero una di quelle soddisfazioni che si sentono, che toccano a fondo.
Siamo colpiti ed onorati, emozionati.
Grazie.

Artribune SEP

https://www.artribune.com/progettazione/moda/2019/10/storia-aziendale-creativa-magliette-sep-t-shirt-arte-moda/

 

 

BIANCA FRONDONI E MICHELE LAMANNA ABBANDONANO NEL 2015 LE LORO PRECEDENTI PROFESSIONI PER APRIRE UN PROPRIO MARCHIO CHE È UN INNO ALLA POSITIVITÀ. CON NUMEROSE CONTAMINAZIONI PROVENIENTI DAL MONDO DELL’ARTE
Sep t shirt uomo no art nera
Sep t shirt uomo no art nera
Affrontare la crisi in modo creativo? Ne sono l’esempio vivente Bianca Frondoni e Michele Lamanna, i creatori della startup Sep T-shirt: una carriera nel campo delle pubbliche relazioni lei, fotografo d’arte lui. I due – compagni nella vita – decidono a cavallo dei quarant’anni di mollare i rispettivi lavori, molto cambiati nel tempo, per dedicarsi a un nuovo progetto comune. È l’origine del loro marchio di abbigliamento interamente made in Italy aperto nel 2015, che ha già all’attivo importanti collaborazioni con festival, musei e artisti.

SEP T-SHIRT: LA STARTUP

Forte delle sue precedenti esperienze professionali, Bianca si occupa di marketing, comunicazione e dell’intera gestione dell’azienda, mentre Michele è il cuore creativo che disegna modelli di t-shirt per uomo, donna e bambino, con grafiche originali. “La T-beer mi era venuta in mente ai tempi delle interminabili discussioni e bevute notturne coi compagni di corso e i professori a Venezia: rappresentava una mano che reggeva un boccale di birra, ovvero l’opera d’arte che esce dal frame”, racconta Lamanna ad Artribune, parlando del “prototipo” che ha dato il via alla produzione. “Per commercializzarla abbiamo fatto al volo il nostro logo e il sito. Velocemente nascono le prime sorelle della T-Beer e capiamo in che pasticcio ci siamo cacciati: le magliette piacciono e divertono! Cominciamo a produrre made in Italy sempre con maggior attenzione alla qualità del prodotto e alle grafiche”. Tra le prime creazioni c’è la T-photo, realizzata per il festival Cortona On the Move, che fa ironia sui fotografi che vanno alle inaugurazioni di mostre di fotografia con la Leica al collo per farsi riconoscere come tali. Un’occasione che diventa trampolino di lancio per produrre alcune linee ispirate a importanti mostre, come The Cleaner di Marina Abramović a Palazzo Strozzi di Firenze o Treasures from the Wreck of the Unbelievable di Damien Hirst a Palazzo Grassi di Venezia. “Così sono partite tante proficue collaborazioni che ci onorano e ci entusiasmano; siamo assidui frequentatori di arte contemporanea e di musei. Realizzare le magliette ufficiali delle mostre ci fa sentire parte di un mondo che amiamo”, prosegue Lamanna, “inventarsi un prodotto che rappresenti un evento come quello di Marina Abramovic a Palazzo Strozzi è una sfida enorme, ma il mio passato da fotografo d’arte mi aiuta”.

SEP T-SHIRT: LE GRAFICHE

Oggi le Sep T-shirt sono vendute in una ventina di boutique e bookshop in tutta Italia, online e durante eventi culturali. Alle magliette ha fatto seguito la produzione di felpe, ma anche quella di ombrelli, borracce, tazze e accessori di vario tipo. “Vestirsi è un gesto semplice e quotidiano ma che dice tantissimo di noi. La scelta che facciamo tutte le mattine parla direttamente a chi incontreremo durante la giornata raccontando cosa siamo, come stiamo e cosa vorremmo essere”, conclude il fondatore della startup. “Una catenella attaccata ai jeans può farci sentire dei duri bikers anche se usciamo in bicicletta, così il nostro cuore anatomico stampato sul petto dichiara che non abbiamo paura, che siamo vivi e presenti. La grande impronta digitale sulla schiena nella nostra scritta I’M dichiara ‘Io sono’. Tutte le nostre grafiche hanno un messaggio, che si propaga senza essere neanche troppo urlato”.-Giulia Ronchi
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